Una città normale

venerdì 14 maggio 2010 di Giangiacomo

Una sera di qualche settimana fa, affacciato al mio balcone, mi sono detto che c'era una bella e piacevole atmosfera.
Una famiglia stava rientrando in casa, nel palazzo di fronte, e un papà rincorreva allegramente il figlio.
C’era pure una coppia che, mano nella mano, conversava amabilmente passeggiando con tranquillità.
Era uno di quei caldi giorni dello scorso aprile. Pochissimo traffico e neppure tanto rumore.
Insomma, proprio un bel momento. Che, però, mi suonava quasi strano.
C'era qualcosa che non quadrava, che non riusciva a convincermi del tutto e che quasi immediatamente ho realizzato.
"Evviva", ho detto ad alta voce, "c'è finalmente l'illuminazione pubblica sotto casa!".
E' stata realmente un'emozione non da poco: dopo oltre un anno e mezzo la "mia" strada era di nuovo illuminata dai suoi nuovissimi ed eleganti lampioni, installati ormai da qualche mese.
Ho subito chiamato a raccolta la famiglia per condividere l'emozione di rivedere la pavimentazione dei marciapiedi illuminata dalla luce gialla, il luccichio dei vetri delle automobili e le persone che passeggiavano senza la paura della totale oscurità. Sembrava insomma una strada tornata a far parte di una città "normale".
Purtroppo il giorno successivo, e tutti quelli sinora a venire, la via è tornata a far parte della Palermo che ormai conosciamo da tanto.
Nessun elegante lampione acceso e nessuna auto luccicante. Marciapiedi deserti o al massimo percorsi con paurosa premura da persone desiderose di richiudersi la porta di casa dietro.
Nessuna luce, tranne quelle delle vetrine dei negozi e quelle dei portoni dei nostri palazzi, non senza spesa ormai in parecchi illuminati anche all’esterno.
E’ stata una brevissima illusione: certamente un banale test su una linea ancora in ristrutturazione.
Viene da domandarsi, però, perché un impianto già montato da mesi non venga utilizzato al più presto, giusto per poter ridare una normale esistenza a chi le tasse le paga regolarmente e senza soluzione di continuità.
I lavori di installazione di altre linee continuano ormai lontani. Così tanto che abbiamo pure dimenticato i disagi per le zone rimozione che, improvvisamente, di tanto in tanto spuntavano dal nulla per permettere la posa dei nuovi pali.
E mi viene spontaneo chiedermi anche se, per caso, non sia stato previsto un unico interruttore per illuminare un intero quartiere…
in
  1. Anonimo

    evidentemente, come tutte le "cattedrali nel deserto", anche per l'illuminazione pubblica l'unica fase a rivestire l'interesse dell'amministrazione è quella di "installazione". Una volta effettuati (e soprattutto "pagati") i lavori, la fase di utilizzo e di gestione diventa solo un fardello inutilmente dispendioso.
    Stefano

  2. Evviva, sei tornato! :lol:
    Riguardo alla questione che sollevi, ti dirò, tutto il mondo è paese. Per anni siamo stati con le lampadine del borgo frantumate o fulminate e nessuno che le cambiasse. Da un po' di tempo hanno messo i lampioni simil-antico, e questi apre che reggano, anche perché non ci sono più i sampietrini mobili da lanciargli contro...

  3. "pare" che reggano, non "apre"... uffa...

  4. @pensierini
    :o)
    Grazie Cara.
    Speriamo che duri...

  5. si, bentornato per prima cosa. Potrebbe essere uno dei tanti misteri italiani che spesso ci lasciano col dubbio di vivere in un paese del tutto particolare. Come se l'illuminazione pubblica, appunto, fosse un regalo piovuto dall'alto.

  6. Lieta che sei tornato a scrivere...
    ... un po' meno per quello che ci racconti.

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